Il crowdfunding tra passato e presente

//Il crowdfunding tra passato e presente

 

Il crowdfunding è una forma di finanziamento per progetti di privati, associazioni o società tramite fondi donati da una molteplicità indefinita di persone che, con l’intento di sostenere un’idea, finanzia economicamente il progetto con contributi di varia entità.

È però ignoto ai più che il crowdfunding, per come oggi lo conosciamo, non è affatto un concetto nuovo e ha cominciato a svilupparsi diversi anni fa.

 

 

Infatti, la prima forma di crowdfunding risale al 1885, quando i cittadini americani hanno donato risorse economiche per finalizzare i lavori di costruzione della Statue of Liberty di New York. Infatti, circa 160.000 donatori parteciparono alla raccolta fondi dopo l’appello lanciato dall’editore Joseph Pulitzer sul suo giornale, il New York World. Il risultato fu stupefacente: una gran massa di persone aveva garantito il completamento dei lavori della Statua della Libertà con un contributo medio inferiore ai 70 centesimi di dollaro pro-capite arrivando a raccogliere poco più di 100mila dollari.

Ma, oggi, quanto crede nelle potenzialità del finanziamento collettivo il nostro paese?

Alcuni dati per comprendere meglio il fenomeno. In Italia vi sono 84 piattaforme di crowdfunding che operano in maniera attiva su 4 modelli diversi di funding così ripartiti:

  • il 45% è reward-based, basato cioè su ricompense che possano premiare il donatore con “gadget” o particolari riconoscimenti speciali;
  • il 21% delle piattaforme è basato sull’equity, per cui il sostenitore diventa parte attiva del progetto d’azienda acquisendo quote o titoli concorrenti al capitale di impresa
  • il 12% sostenta progetti di solidarietà sociale o filantropici (cd. donation-based);
  • il 10% si dedica ad una nuova declinazione del crowdfunding: il peer to peer lending, che consiste nel prestito di risorse monetarie tra privati con un tasso di interesse pattuito e senza alcun ricorso a intermediazione bancaria.

Ma quali le cifre del crowdfunding in Italia?

Nel 2015 sono stati 100.000 i progetti presentati. Il tasso di riuscita in Italia è del 30%, quindi circa 30mila progetti vengono finanziati con successo. In cifre, il finanziamento collettivo vale 57 milioni di euro, ammontare più che quintuplicato rispetto agli 11 milioni di euro del 2013.

È peraltro interessante osservare come le campagne di maggior successo siano proprio quelle legate al comparto creativo e della prototipazione, seguite da quelle con finalità sociale o umanitaria. Interesse decisamente più scarso è invece per il settore industriale, con un seguito di poco inferiore al 20%.

 

 

Dobbiamo però confrontare i 57 milioni di euro raccolti in Italia rispetto a realtà di altri paesi dell’eurozona. Possiamo senza dubbio esprimere gioia per un trend positivo, ma d’altro canto dobbiamo tener conto di cifre ben più corpose per gli altri paesi. Infatti, il mercato europeo della finanza alternativa collettiva ha avuto, nel 2014, un volume totale di quasi 3 miliardi di euro (2.957 milioni nel 2014), di cui 2.337 provenienti dal mercato inglese, la Francia è al secondo posto con 153 milioni di euro, la Germania con 139 e la Svezia con 108 milioni.

È doveroso sottolineare anche il fatto che, nonostante le cifre del crowdfunding in Italia risultino piuttosto esigue rispetto agli altri paesi europei, proprio l’Italia è all’avanguardia dal punto di vista legislativo nella regolamentazione dei nuovi meccanismi in fatto di new economy. Infatti, più in dettaglio, il comparto che prevede la raccolta del capitale di rischio è stato regolamentato dal Decreto Crescita 2.0 nel 2012. Il D.L. originario (179/2012), convertito con successive modifiche nella legge 221 del 17/12/2012, ha introdotto nel Testo Unico della Finanza una regolamentazione dettagliata per la fattispecie dell’equity crowdfunding.

Gli esiti sono del tutto positivi, sicuramente a vantaggio dell’occupabilità e del mondo dei nuovi business.

Per accrescere la consapevolezza e, quindi, il reale potenziale del crowdfunding in Italia, è però necessario continuare a lavorare instancabilmente su temi quali l’agenda digitale e il digital divide ma soprattutto sulle competenze digitali, ancora troppe scarse rispetto alla media europea.

Ivano Vangone

Fonti:

  1. “The Statue of Liberty and America’s crowdfunding pioneer”, BBC Magazine 25 Aprile 2013
  2. Piattaforme Italiane di Crowdfunding – ItalianCrowdfunding.it   – Report Gennaio 2017, a cura di Lucia M. Daniele